Mario Zicchieri
29 ottobre 1975: Mario Zicchieri è ucciso dalle Brigate Rosse. Per non dimenticare
“Si parla tanto di perdono – esordisce, - però io mi rivolgo a Morucci, voglio sapere se il nome di mio figlio, Mario Zicchieri, gli dice qualcosa, se si ricorda di avere ucciso un ragazzo che si affacciava alla vita... lei, Morucci, si ricorda di avere ucciso mio figlio, lei, assassino...”
E’ la domanda, lo sfogo di Maria Lidia, la mamma di Mario Zicchieri, che irrompe in diretta nella trasmissione di Sky che Luca Telese tra conducendo sugli anni di piombo, che telefona inaspettatamente e lascia tutti di ghiaccio.
Ho letto queste parole su Tiscali-blog sotto il titolo “Strali del terzo Millennio”, che comincia con “Caro brigatista” ed è stato postato da Uno nessuno centomila venerdì 28 ottobre 2005 alle ore 18:44:04
A pagina 228 del mio romanzo “La topa di Capannori” (Maria Pacini Fazzi editore, Lucca 2005), si legge testualmente: “... a Roma, Mario Zicchieri. Ha solo 16 anni ed è già aderente al Fronte della Gioventù. Questa la sua colpa, da pagare con la morte. E’ in via Gattamelata, dinanzi alla sezione del Movimento Sociale del quartiere Prenestino con altri ragazzi. Un commando di comunisti, accecati dall’odio e dalla stupidità, assalta la sezione. Sparano con fucili a canne mozze, come usano fare i mafiosi. Marco Lucchetti, di quindici anni, è ferito gravemente. Mario, invece, stramazza al suolo privo di vita. Pare che il brigatista rosso Bruno Seghetti abbia in seguito dichiarato: “A sparare contro Mario Zicchieri siamo stati in tre: io, Valerio Morucci e Bruno Maccari”. Non verrà creduto”.
Il 29 ottobre prossimo ricorre il trentunesimo anniversario della morte del giovanissimo Mario Zicchieri. E dopo 31 anni nessuno ancora ha ammesso la sua colpa, nessuno ancora è stato condannato e nessuno ancora ha pagato. E sapete quale è stato l’atteggiamento di Morucci, presente in trasmissione, quando ha sentito la telefonata di Maria Lidia? Pensate che abbia fatto un veloce esame di coscienza? Che si sia sentito un pochino in colpa dinanzi alla mamma di un ragazzo ammazzato? Che abbia avvertito qualcosa che assomigli ad un pentimento?
Torniamo a leggere sul blog: “Morucci rimane immobile, ma mormora a microfoni spenti: “Questo non è uno sportello per il pubblico (!!!), questa non è un’indagine!!!” Poi, in diretta, eviterà di rispondere”.
“...Valerio Morucci, l’ex brigatista rosso processato per il delitto, è stato assolto e, dunque, pur avendo commesso questo ingiustificabile omicidio, non ha scontato alcun giorno di carcere, perché la colpa era del “clima”, il “contesto” giustificava tutto e “uccidere un fascista non era reato”. Il 1975 fu l’annus terribilis delle epurazioni contro i fascisti: dal rogo di Primavalle che bruciò vivi i fratelli Mattei (Virgilio di 22 anni e Matteo di soli 9 anni), al colpo di pistola che uccise Mikis Mantakas, a Sergio Ramelli, ucciso a sprangate da Autonomia Operaia”.
“E la madre di Zicchieri, come molti di noi, non ha dimenticato e telefona per avere risposte che, come noi, non ha mai avuto. Si domanda perché il figlio fu la prima vittima delle Brigate Rosse, il prezzo di un rito di iniziazione che i brigatisti affrontavano prima di rivolgere altrove e con mire più “alte” la loro cieca furia: Valerio Morucci, Bruno Seghetti e Bruno Maccari, correi in questo omicidio, passarono agli onori della cronaca per il delitto Moro”.
“Ci sono tanti segni sui muri di Roma che si ostinano a colmare il vuoto sulle pagine della storia: dai fiori freschi che ogni giorno vengono portati ad Acca Larentia, all’effige di Stefano Recchioni nell’angolo in cui è morto, al nome dipinto di Francesco Cecchin sul terrazzino da dove è stato gettato. Ma questo non può bastare per accettare il sacrificio di giovani ragazzi, strappati alla vita solo perché militanti nella “parte sbagliata”. La “damnatio memoriae” nei confronti di una parte degli italiani, profondamente perseguita dalla nascita di questa Repubblica con sentenze vuote e a volte inesistenti, è figlia di un atteggiamento manicheo fuori dal tempo nel quale la sinistra ancora si adagia con pervicacia. Ma per quanto tempo ancora le si permetterà di perseverare in questa guerra civile?”
Mi pongo spesso anch’io questa domanda. E come la mamma di Mario Zicchieri, anch’io spero che tanti assassini abbiano il coraggio, dopo tanti anni, di ammettere i loro gravi errori, di riconoscere i crimini che hanno commesso e che, se è difficile che possano ancora pagare, per lo meno chiedano scusa o si vergognino. Auspico che a sinistra non si continui più ad inculcare l’odio nelle menti dei giovani, odio che tanto danno ha prodotto negli anni di piombo.
Domenico Riccio
“Si parla tanto di perdono – esordisce, - però io mi rivolgo a Morucci, voglio sapere se il nome di mio figlio, Mario Zicchieri, gli dice qualcosa, se si ricorda di avere ucciso un ragazzo che si affacciava alla vita... lei, Morucci, si ricorda di avere ucciso mio figlio, lei, assassino...”
E’ la domanda, lo sfogo di Maria Lidia, la mamma di Mario Zicchieri, che irrompe in diretta nella trasmissione di Sky che Luca Telese tra conducendo sugli anni di piombo, che telefona inaspettatamente e lascia tutti di ghiaccio.
Ho letto queste parole su Tiscali-blog sotto il titolo “Strali del terzo Millennio”, che comincia con “Caro brigatista” ed è stato postato da Uno nessuno centomila venerdì 28 ottobre 2005 alle ore 18:44:04
A pagina 228 del mio romanzo “La topa di Capannori” (Maria Pacini Fazzi editore, Lucca 2005), si legge testualmente: “... a Roma, Mario Zicchieri. Ha solo 16 anni ed è già aderente al Fronte della Gioventù. Questa la sua colpa, da pagare con la morte. E’ in via Gattamelata, dinanzi alla sezione del Movimento Sociale del quartiere Prenestino con altri ragazzi. Un commando di comunisti, accecati dall’odio e dalla stupidità, assalta la sezione. Sparano con fucili a canne mozze, come usano fare i mafiosi. Marco Lucchetti, di quindici anni, è ferito gravemente. Mario, invece, stramazza al suolo privo di vita. Pare che il brigatista rosso Bruno Seghetti abbia in seguito dichiarato: “A sparare contro Mario Zicchieri siamo stati in tre: io, Valerio Morucci e Bruno Maccari”. Non verrà creduto”.
Il 29 ottobre prossimo ricorre il trentunesimo anniversario della morte del giovanissimo Mario Zicchieri. E dopo 31 anni nessuno ancora ha ammesso la sua colpa, nessuno ancora è stato condannato e nessuno ancora ha pagato. E sapete quale è stato l’atteggiamento di Morucci, presente in trasmissione, quando ha sentito la telefonata di Maria Lidia? Pensate che abbia fatto un veloce esame di coscienza? Che si sia sentito un pochino in colpa dinanzi alla mamma di un ragazzo ammazzato? Che abbia avvertito qualcosa che assomigli ad un pentimento?
Torniamo a leggere sul blog: “Morucci rimane immobile, ma mormora a microfoni spenti: “Questo non è uno sportello per il pubblico (!!!), questa non è un’indagine!!!” Poi, in diretta, eviterà di rispondere”.
“...Valerio Morucci, l’ex brigatista rosso processato per il delitto, è stato assolto e, dunque, pur avendo commesso questo ingiustificabile omicidio, non ha scontato alcun giorno di carcere, perché la colpa era del “clima”, il “contesto” giustificava tutto e “uccidere un fascista non era reato”. Il 1975 fu l’annus terribilis delle epurazioni contro i fascisti: dal rogo di Primavalle che bruciò vivi i fratelli Mattei (Virgilio di 22 anni e Matteo di soli 9 anni), al colpo di pistola che uccise Mikis Mantakas, a Sergio Ramelli, ucciso a sprangate da Autonomia Operaia”.
“E la madre di Zicchieri, come molti di noi, non ha dimenticato e telefona per avere risposte che, come noi, non ha mai avuto. Si domanda perché il figlio fu la prima vittima delle Brigate Rosse, il prezzo di un rito di iniziazione che i brigatisti affrontavano prima di rivolgere altrove e con mire più “alte” la loro cieca furia: Valerio Morucci, Bruno Seghetti e Bruno Maccari, correi in questo omicidio, passarono agli onori della cronaca per il delitto Moro”.
“Ci sono tanti segni sui muri di Roma che si ostinano a colmare il vuoto sulle pagine della storia: dai fiori freschi che ogni giorno vengono portati ad Acca Larentia, all’effige di Stefano Recchioni nell’angolo in cui è morto, al nome dipinto di Francesco Cecchin sul terrazzino da dove è stato gettato. Ma questo non può bastare per accettare il sacrificio di giovani ragazzi, strappati alla vita solo perché militanti nella “parte sbagliata”. La “damnatio memoriae” nei confronti di una parte degli italiani, profondamente perseguita dalla nascita di questa Repubblica con sentenze vuote e a volte inesistenti, è figlia di un atteggiamento manicheo fuori dal tempo nel quale la sinistra ancora si adagia con pervicacia. Ma per quanto tempo ancora le si permetterà di perseverare in questa guerra civile?”
Mi pongo spesso anch’io questa domanda. E come la mamma di Mario Zicchieri, anch’io spero che tanti assassini abbiano il coraggio, dopo tanti anni, di ammettere i loro gravi errori, di riconoscere i crimini che hanno commesso e che, se è difficile che possano ancora pagare, per lo meno chiedano scusa o si vergognino. Auspico che a sinistra non si continui più ad inculcare l’odio nelle menti dei giovani, odio che tanto danno ha prodotto negli anni di piombo.
Domenico Riccio
- Publicado: 24.10.2006 GMT
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